La logica del metodo

La metodologia Zelunari non cerca la formula perfetta, ma una struttura abbastanza solida da reggere le complessità dei contesti reali, senza nascondere limiti e incertezze.
Analista HR che osserva grafici e tabelle su diversity ed equità
Analisi

Quadro DEI iniziale

La metodologia Zelunari parte da una fase di diagnosi chiamata Quadro DEI di Contesto. In questa fase vengono raccolti documenti HR, regolamenti interni, dati disponibili su assunzioni, uscite, avanzamenti e feedback di clima. I dati quantitativi vengono letti insieme a interviste e focus group mirati, per capire dove si concentrano squilibri, ostacoli o segnali di esclusione. L’obiettivo non è trovare una verità assoluta, ma costruire una base condivisa di evidenze su cui impostare le scelte successive.
Workshop facilitato con manager che discutono intorno a un tavolo
Co-design

Tavolo di Coerenza

Una volta chiarito il quadro di partenza, Zelunari utilizza un approccio chiamato Tavolo di Coerenza DEI. HR, manager e, quando presenti, comitati interni lavorano insieme per tradurre le evidenze in priorità operative. Si individuano pochi processi chiave su cui intervenire, si definiscono obiettivi realistici e si stabiliscono criteri di successo leggibili da tutti. Questo passaggio riduce il rischio di progetti calati dall’alto e aiuta a costruire un linguaggio comune tra funzioni diverse.

Team che rivede note su una lavagna durante una retrospettiva
Revisione

Retrospettiva continua

Il terzo pilastro della metodologia è la Retrospettiva DEI Continua. A intervalli concordati, Zelunari e il team interno rivedono insieme dati, feedback e casi emersi durante il percorso. Si analizza cosa ha funzionato, cosa ha creato resistenze e quali iniziative vanno adattate o chiuse. Questo evita di portare avanti attività solo perché già avviate e permette di riconoscere i limiti del percorso senza trasformarli in fallimenti. I risultati possono variare e la retrospettiva serve proprio a leggere questa variabilità.

Filosofia alla base della metodologia Zelunari

Equità come pratica decisionale continua

L’equità non nasce da una dichiarazione di intenti, ma da decisioni ripetute nel tempo su chi assume, chi cresce, chi viene ascoltato. La metodologia Zelunari parte sempre dai processi HR e manageriali che incidono di più su percorsi e opportunità: selezione, valutazione, sviluppo, gestione dei conflitti. Ogni intervento viene progettato per rendere più leggibili i criteri di scelta e per ridurre, per quanto possibile, l’effetto dei bias nelle decisioni. Non si promette un contesto perfettamente equo, ma un lavoro costante per rendere le regole più chiare e coerenti.
Fase 1

Raccolta dati, documenti e voci interne

Ascolto
Fase 2
Definizione condivisa di priorità DEI Scelte
Fase 3 Interventi su processi, policy e comportamenti
Fase 4 Monitoraggio, apprendimento e aggiustamenti Revisione
Fase 5

Pianificazione delle fasi successive

Continuità
Fase 6

Restituzione finale e lezioni apprese

Fasi tipiche di un’iniziativa DEI multi-mese

Ogni percorso ha tempi e intensità diverse, ma in molti progetti la metodologia Zelunari segue alcune tappe ricorrenti, adattate al contesto e alle risorse disponibili.

Mese 1

Diagnosi di partenza

In questa fase si raccolgono documenti HR, regolamenti, dati disponibili e percezioni iniziali di HR e management. Vengono svolte interviste mirate e, se utile, brevi survey interne. L’obiettivo è costruire un quadro realistico di come diversity, equity e inclusion sono vissute in azienda, senza giudizi morali ma con attenzione ai punti ciechi. Il risultato è una fotografia condivisa, con primi spunti su rischi e opportunità, che servirà da base per le decisioni successive.

Mesi 2-3

Co-progettazione percorso

Sulla base della diagnosi, si attiva un tavolo di lavoro con HR, manager e, quando presenti, rappresentanze interne. Insieme si selezionano pochi ambiti prioritari, si definiscono obiettivi realistici e si decide quali strumenti usare: revisione di policy, workshop, supporto ai manager, strumenti di ascolto. In questa fase vengono anche concordati i criteri con cui leggere i risultati, sapendo che potranno emergere imprevisti e che i risultati possono variare.

Mesi 3-8

Esecuzione degli interventi

Si passa poi all’implementazione delle azioni concordate: incontri con i team, revisione di documenti, sperimentazione di nuove modalità di riunione o feedback, attivazione di canali di ascolto. Zelunari affianca HR e manager, senza sostituirsi alle responsabilità interne. Le attività vengono pianificate in modo da non sovraccaricare l’organizzazione e vengono monitorate con brevi momenti di check, per correggere la rotta se necessario.

Mesi 9-12

Valutazione e rilancio

Dopo alcuni mesi, si svolge una fase strutturata di valutazione: si rileggono i dati, si raccolgono feedback, si analizzano casi emblematici emersi durante il percorso. Insieme all’azienda si decide quali azioni rendere stabili, quali modificare e quali chiudere. Vengono identificate le lezioni apprese e definite le possibili evoluzioni future, evitando di presentare il percorso come concluso una volta per tutte. La logica è quella di un ciclo che può essere riattivato, con obiettivi aggiornati.

Come prepararsi a un percorso DEI strutturato

La metodologia Zelunari funziona meglio quando l’azienda prepara il terreno: alcune scelte fatte prima di partire possono evitare molti ostacoli dopo.

Allineare la direzione prima di partire

Prima di avviare un percorso DEI strutturato, è utile chiarire cosa l’azienda è davvero pronta a mettere in discussione: processi HR, stili di leadership, modalità di comunicazione interna. Un allineamento preliminare tra direzione, HR e figure chiave riduce fraintendimenti e aspettative irrealistiche. Meglio dichiarare fin dall’inizio i limiti del perimetro, invece di ampliarli in corsa creando frustrazione e resistenze difficili da gestire.

Definire ruoli e responsabilità interne

Molti progetti nascono con entusiasmo e si spengono quando cambiano le priorità. Prima di iniziare, conviene definire chi farà cosa: chi guida il percorso, chi prende decisioni operative, chi comunica, chi monitora dati e feedback. Ruoli e responsabilità chiari aiutano a non lasciare tutto sulle spalle di una sola persona HR e a dare continuità anche in caso di cambiamenti interni.

Gestire aspettative e tempi di cambiamento

Un’iniziativa di diversity genera spesso aspettative forti, soprattutto da parte di chi vive situazioni di esclusione o disparità. È importante comunicare con onestà cosa si può realisticamente fare nel breve periodo e quali cambiamenti richiederanno più tempo. Questo vale anche per i risultati: non esistono trasformazioni istantanee e i risultati possono variare in base a fattori non sempre controllabili.

Preparare dati e canali di ascolto

La qualità delle decisioni dipende dai dati disponibili e da come vengono letti. Prima di partire, conviene capire quali informazioni l’azienda ha già, quali mancano e come verranno raccolte in modo rispettoso e proporzionato. Non servono decine di indicatori complessi: pochi dati affidabili, letti insieme alle esperienze delle persone, sono spesso più utili di report molto sofisticati ma poco usati.

Coinvolgere i manager sul campo fin dall’inizio

Un progetto DEI efficace non vive solo nelle riunioni ufficiali, ma entra nelle pratiche quotidiane. Per questo è utile, fin dall’inizio, coinvolgere almeno una parte dei manager di linea nella definizione del percorso. Il loro contributo aiuta a capire cosa è realistico sul campo e a evitare indicazioni che restano sulla carta perché non tengono conto di carichi di lavoro, turni o vincoli operativi reali.

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